Tribal days- Gulshaan event in Paris

Il corpo è l’interfaccia tra noi e il mondo ed un vestito è il nostro linguaggio con cui dialoghiamo con esso.

Credo di poter riassumere così il talking dell’antropologa Laurence Lecuyer, che lo scorso sabato ha accompagnato il lancio della nuova collezione modest dell’atelier parigino di Gulshaan, durante l’evento Tribal days in Paris; un incontro tra la cultura tribale dell’Afghanistan nelle vie parigine.

Un pomeriggio nel Marais, non troppo freddo e una buona tazza di tè mi accolgono nella boutique dove tutto attorno è già pronto: tuniche, maxi camice e sciarpe allestite per farsi fotografare, provare e indossare.

Gulshaan, che in lingua indi significa giardino di rose, è un esordiente brand nel mondo Modest, ma che vanta già una partecipazione alla prima Istanbul Modest Fashion week, che a questo stile introduce un aspetto rilevante: essere un brand eticamente corretto e sostenibile. I capi, disegnati da una talentuosa parigina, vengono lavorati e confezionati nella regione sud del Pakistan. Volete sapere dove? La risposta è nelle foto appese alle pareti della piccola mostra fotografica, a cui viene dedicata una sezione della boutique.
La designer ed il suo fantastico team mi spiegano che tutto quello che vedo è prodotto lì, grazie all’artigianato locale pakistano e al lavoro manifatturiero delle donne in loco. Allora non perdo tempo, passo dalle tuniche nere con inserti damascati dorati e le nuance rosa antico, a quelle bianche, molto minimal, agli abiti blu e verde smeraldo, per poi non staccarmi dai morbidi tessuti delle sciarpe.

Durante il talking si è parlato della funzione linguistica di un abito: il fatto che sia dotato di morfologia, sintassi e semantica.
Un capo di abbigliamento da solo parla poco, ci vogliono altri elementi, come all’interno di una frase, per farlo parlare. Il colore, il taglio sono la sua morfologia, il modo in cui si articola con altri capi d’abbigliamento, il materiale e la lunghezza, sono la sua sintassi, mentre il suo significato e il senso che quell’abito dà alle persone sono la sua semantica.
Un abito ha questa enorme capacità di dirci chi siamo, come vogliamo che le persone ci percepiscano, ma a differenza del linguaggio, una moda cambia più velocemente, è una scelta individuale ma nello stesso tempo collettiva e strategica in un contesto sociale complesso.
Un capo di abbigliamento va messo in discussione con altri elementi e nell’insieme permettono a tutti noi di mostrarci in un determinato modo all’interno del sistema sociale.
Cosa vuol dire quel vestito? come viene visto? cosa vuole rappresentare?… o meglio dire, come vogliamo noi rappresentarci?

A queste domande risponde la nostra soggettività, il nostro punto di vista, che spesso cambia, evolve..e forse lasciamo un po’ l’antropologia spiazzata nel categorizzare le nostre percezioni.

Tutte le foto dell’evento sul sito ufficiale di Gulshaan e la loro pagina Facebook e Instagram.

Qui sotto un po’ di pics by IamShahrazad !

– ENGLISH

Our body is the interface between us and the rest of the world and a cloth is the language through which we talk with it. I think that this sentence is the best sum up of the talking hold last saturday by the anthropologist Laurence Lecuyer, during the launch of the Modest collection created by the parisian atelier Gulshaan, in the event named Tribal days in Paris; an encounter between the tribal culture of Afghanistan in the parisian streets.

An afternoon throughout the Marais little streets, not a too much freezing weather and a delicious warm cup of tea gives me a great welcome in the boutique, where everything is proper arranged for the very start: tunics, maxi shirts are scarves are laying on the stands to be fitted, observed and shouted for pics.

Gulshaan, which in Indu language means roses garden, is a fresh new Modest fashion brand, which already counts a notable presence during the first Istanbul Modest fashion week, that combines this style with a crucial aspect: to be ethically correct and sustainable. The dresses, designed by a talented Parisian woman, are manufactured and produced in the south region of Pakistan. Are you willing to know exactly where? The answer is in the pics on the wall , in the photography section of the boutique , where a little exhibition show where all the cloths are coming from.

The designer and her lovely team explained that all the dresses are produced thanks to the valuable pakistan artisanal work and the great experts of the local women. So I cannot waste time and I rushed into browsing the collection, from the black tunics, then the minimal white ones, elegant and timeless, the blue and the green dresses, stopping by the soft and warm touch of the scarves.

The talking dealt also with the linguistic function of a dress: it owns a morphology, syntax and semantic.
A single dress speaks low, it needs other elements, as in a sentence, to dialogue properly. The color and the cuts are its morphology, the way it matches with other cloths, the fabric and the length are its syntax, while its meaning and the value that dress conveys to people are its semantic.
A dress has this great potential to tell us who we are, how we do want people see us, but the fashion of a dress changes more quickly then a language. It’s a individual choice, but at the same time collective and strategic in a complex social context.
A single cloth must be put into discussion along with other elements and its the sum of all those, that allow us to be shown in the social system in a certain way.
What does that dress want to tell? how is it perceived? what does it want to represent?…or better, what do we want to be represented with?

It’s our subjectivity that can answer these questions, our point of view, which sometimes changes , evolves..and we may leave anthropology a little bit puzzled in its activity of making perceptions categories.

All the pics of the event are available on the official Gulshaan website, Facebook and Instagram accounts.

Here after a few pics taken by IamShahrazad !

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Photo credit @landscapture on Instagram

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Photo credit @landscapture on Instagram

Photo credit @landscapture on Instagram

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