La leggerezza della forma Isola Marras, MFW16

Era un settembre poco lontano quando per la prima volta seguì un fotografo a qualche sfilata in quel di Milano. In realtà dovemmo arrivare quasi un’ora prima dell’inizio, poiché i fotografi dovevano appostarsi nel loro parterre quattro per quattro, appollaiati come dei piccioni su un ramo stretto e lì cercare le inquadrature migliori. Ero alla sfilata di Marras e tutt’oggi conservo ancora a casa il pass di ingresso. Mi piacque tantissimo, soprattutto per l’allestimento: una sala da tè. Gli invitati di un certo calibro venivano fatti accomodare ai tavoli allestiti lungo la passerella, coperti con candide tovaglie bianche, lungo i quali hostess/cameriere impeccabili servivano tè, caffè, accompagnati da dei dolci già apparecchiati a centro tavola. Non so come , quella volta riuscii a trovare un posto, in piedi sia chiaro, dove poter gustarmi per bene lo spettacolo. A fine sfilata tutti scapparono, come sempre, agli eventi successivi, così io e alcuni fotografi aspettammo che la folla fluisse e ci pappammo bellamente alcune fette di torta rimaste lì intatte. Da allora proclamai Marras tra i miei stilisti preferiti, forse perché gli abiti dai toni pastello all’epoca mi attiravano, per la bellezza dei motivi che portava in scena o forse per quel momento di convivialità dopo che tutti se ne erano scappati.

La sfilata di Marras di questa stagione invece aveva un sapore differente. Modelle in comodi scarponcini, quasi a falcare per bene il terreno su cui camminare, pochi abbellimenti dell’ambiente , dove grandi altoparlanti troneggiano dalla installazione a centro scena e molto, tanto, tessuto. Abiti lunghi e morbidi, maxi gonne color vinaccia, floreali, tartan, giacche con motivi patchwork e geometrie ben chiare. Largo utilizzo alle decorazioni in lana, sciarpe che dal collo si snodano in movimenti circolari, avvolgono fino ad allargarsi sulle spalle. Donne con i capelli raccolti in foulard dal sapore di Sardegna anni Settanta, con motivi floreali e poco spazio ad acconciature o stravaganze. Anziché scoprire si gioca sul coprire attraverso tessuti differenti, accostamenti di colori e binomi che avvolgono, che non lasciano spazio a fraintendimenti o indecisioni. Un ritorno alle donne dei tempi lontani, molto probabilmente alle terre di questo stilista. Non vi sono aderenze, non si nota un corpo costretto, il senso fluidità si percepisce, quasi si potesse toccare sulla punta delle dita. La lavorazione del tessuto c’è si nota, i materiali sono in primo piano ed è forse questo ciò che mi piace di più. E’ tutto molto semplice e naturale, come i motivi floreali che ondeggiano lungo le maniche dei maxi abiti. Il tutto risulta in uno stile modesto ,come la linea semplice che avvolge le donne che lo indossano, in qualunque parte del mondo esse si trovino, dando voce a uno stile e a una creatività che supera ogni aspettativa.

Photo credit: Armando Grillo

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