Creative Space Beirut, La voce della moda

E’ sempre molto difficile raccogliere i propri pensieri per scrivere le considerazioni più opportune, per dar voce ad un’ opinione, per manifestare il proprio consenso o dissenso. Quando ero piccola guardavo sempre con molta ammirazione coloro che riuscivano a fare questo con estrema facilità. Purtroppo non è sempre stato semplice dare voce ai miei pensieri, in maniera corretta, fluida, strutturata. Serviva allenamento, ma un tipo di allenamento specifico, corretto, strutturato, serrato. La lettura, la narrativa e i giornali, tutto ciò mi ha aiutato a costruire una sintassi del pensiero e una certa modalità di argomentazione. D’altra parte ha giocato un ruolo importante la mia determinazione che mi ha spinto con insistenza a cercare la mia voce narrante.
La neve sopra i monti libanesi stamattina mi incinta a restarmene al caldo, con una tazza di tè tra le mani e accovacciata sui divani del liwan del mio b&b, mi intrattengo con una splendida viaggiatrice. Beit in lingua araba vuole dire casa ed è in questo luogo appropriato dove ascolto la storia di questa giovane donna che mi racconta di come per lei il Libano sia stata una destinazione per ricominciare, per avere finalmente voce in capitolo nella ripresa della sua vita. Proprio in questa terra è nato da qualche anno un progetto meraviglioso, di cui avevo letto tempo fa e che mi aveva subito interessato: Creative Space di Beirut, una free school in fashion design. Free perché l’ideatrice di questo spazio offre la possibilità a giovani talenti provenienti da un panorama difficile di dare voce alla loro creatività, attraverso un percorso di studi. Tra i loro studenti vi sono rifugiati palestinesi, profughi siriani e coloro che sono nati e cresciuti in un contesto in cui la moda e la creatività devono liberasi da un bavaglio.
Offrire delle possibilità a giovani talenti con una splendida energia, si traduce nella concretezza di dare vita a una creazione che magari albeggiava da mesi o anni nella loro mente, ma che la realtà temporaneamente offuscava.
L’ultima collezione creata dagli studenti di Creative Space si intitola Heros, quasi a profetizzare la loro operosità e il loro ingegno. Ogni abito possiede un’introduzione , una storia da raccontare con tessuti, strati, materiali, squadrature. Per il suo story telling mi innamoro di un outfit che alterna la potenza del rosso alla determinazione del nero, dal titolo D-code. Ad attirarmi è il suo messaggio: il voler rappresentare differenti aspetti che coinvolgono la nostra vita, la memoria, la diversità delle facce e dei luoghi, che si tramuta in diverse possibilità di portare questo abito dalle molteplici geometrie. E’ un abito complesso, definito quasi eccentrico e forse oggi la mia predilezione per le linee semplici e definite può restare raggomitolata a godersi il paesaggio. In questa collezione di eroi mi incuriosisce molto anche un abito dalla numerologia altisonante, ma per alcune ragioni che dovrò scoprire, oggi mi lascio andare a qualcosa di più strutturato, quasi avessi intenzione di avventurarmi sulle montagne che vedo là fuori.
Una passione per essere trasformata e portata ad un livello superiore, quasi sublime, deve trovare le giuste fondamenta da cui partono abilità e competenze per farla divenire uno status vitale. Lavorare sodo per la propria causa , prendere in mano la propria vita e darle un senso.
Questo è la voce che riecheggia nella mia ricerca di nuove frontiere.

Lo spazio creativo di Beirut e la sua ispirazione Heros

Ispirazione location Beit Al Batroun

Photo: Creative people at work

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