Sud Corea, Seoul

Un giorno lessi che la parte più produttiva durante una giornata di lavoro è la porzione del giorno che va dalle 10 alle 12 del mattino, con un picco massimo alle 10.30. All’epoca in cui questa indagine venne riportata su qualche pagina web, di cui non ricordo il nome, la mia reazione mentale fu quella di pensare se effettivamente alle 10.30 delle mie consuete giornate di lavoro fossi al mio massimo di concentrazione. Un giorno prestai attenzione e forse a quell’ora ero più concentrata di prima, magari il secondo caffè delle 9 aveva fatto il suo effetto. Arrivai alla conclusione quindi che per fare uno studio simile il giornalista avrebbe dovuto tener conto di due variabili: caffè e quantità di sonno arretrata. Per massimizzare la funzione di qualcosa devi tener conto sempre delle condizioni sottostanti.

Stamattina mi ha tirato giù dal letto una minuta collega coreana che ha deciso alle 6,30 di passare a prendermi sotto casa. Dice che lei alla mattina presto è più attiva , che alle 7 ha già fatto un bel po’ di commissioni , che qui a Seoul abitualmente fa così per massimizzare la sua giornata di impegni e concedersi poi il tempo per se stessa e la famiglia. Per iniziare bene questa giornata , che si preannuncia dai ritmi serrati, mi coinvolge in un corso di tai chi. Non ho intenzione di obiettare, tutto quello che può massimizzare il mio rendimento entro un orario per me pre sveglia è ben accetto. Il freddo è pungente, c’è ancora la neve per le strade e mentre mi allontano dai grattacieli mi ritrovo a percorrere a piedi Hanok Village e non posso che girare la testa a destra e a sinistra per vedere i tetti delle case tradizionali coreane. Mi sono sempre piaciuti questi tetti appuntiti, sembra che le case e i templi abbiano una barchetta per fluire via. Cerco di immaginare come potrebbe essere il calore all’interno di queste case di legno e pietra; mi piacerebbe provare a stare distesa nel futon su pavimento mentre guardo fuori il mio panorama appuntito, che ogni tanto riceve una sberla dal futuro.

Così oggi mi faccio ispirare dai tagli decisi delle creazioni di Saimi, giovane designer presente alla più recente settimana della moda coreana. Il top color marrone dalle spalle aperte che ho scelto dalla sua collezione si inserisce perfettamente e affusolato nei pantaloni bianchi che mi fasciano con una cintura a fiocco, stretta ma decisa, come le mosse di tai chi del mattino. Sono ancora un po’ straniera in questa terra oggi, perciò ho bisogno di un abito che reinterpreti uno stile classico, come la tradizione del villaggio Hanok, non facendomi osare troppo. Per quello avrò tempo nei prossimi giorni, ma per ora il gioco delle forme avvolge a pennello le mie. A protezione di questa composizione leggera decido di proseguire con un cappotto dal color oro e finiture blu che impreziosisce la visione del mio outfit e mi permette di giocare con le maniche svasate alle estremità.

l color oro del cappotto mi rimanda al tempio Jogyesa, centro del buddismo Zen in Corea, in cui mi fermo nella mia corsa verso il prossimo appuntamento del giorno. La preziosità del tempio mi attira verso di sé, non posso nn staccare gli occhi da tutto quello che mi circonda. I monaci che vedo mi rinfrancano lo spirito , mentre elargiscono offerte per arricchire il loro. Non sono del tutto estranea a questa cultura e mi immergo nei loro rituali trovando la massimizzazione della mio stato vitale per proseguire nelle mie scoperte, magari ritornando su queste strade a fine Marzo per la settimana della moda di Seul.

Ispirazione outfit: http://www.saimi.kr

Location: Hanok Village e tempio Jogyesa

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