Belgio, Liegi

Partire per il Belgio nel mese di gennaio è già di per sé una sfida mentale. Il piano di viaggio per la fine di questo mese era quella di fare un paio di giorni a Berlino, ma forse abbagliata dal troppo caldo che mi aspetta ho deciso di optare per una destinazione impegnativa.

Quando ero piccola soffrivo davvero tanto il freddo, sopratutto il fatto di essere nata in un territorio piuttosto nebbioso, avvolto perennemente in autunno e inverno da una coltre di nebbia mi spingeva a pensare che un giorno avrei preferito destinazioni soleggiate, dove poter uscire di casa con la schiena scoperta anche se era Dicembre. Sono piuttosto sorpresa dai pensieri che facevo già a quell’età mentre in bici affrontavo la nebbia per andare a scuola..notevole!

Quindi direi che si parte per il Belgio.

Tempo fa avevo intravisto le creazione di Francois Lacroix, giovane stilista di Liegi che crea i suoi capi nel suo amato Belgio. La collezione di qualche anno fa era intitolata “Another world- the girl from the abyss” e il solo unico colore dominante della collezione era il bianco. Solo un semplice bianco. Io e la mia anima lineare applaudiamo e sentiamo la coerenza tra colore, collezione e artista. Non sono mai riuscita a inquadrare mentalmente il Belgio: sul puzzle che riproduceva il mondo quando ero bambina il colore del Belgio era tipo beige, grigio chiaro. Non sono molto amante delle sfumature quindi la collezione del giovane Lacroix era coerente con il mio immaginario di dare un colore definito e il bianco era perfetto. Bianco come la neve che vedi mentre l’aereo sta atterrando sulla pista a Charleroi, come la neve sui tetti delle fabbriche che intravedo sul treno Brussels-Liegi, bianco come le tende dell’appartamento in cui soggiornerò qualche giorno, con vista tetti e finestre del vicinato. Mi piace alloggiare in case, camere o studi privati: se voglio catturare lo stile di un luogo devo semplicemente viverlo. Quindi devo vivere per un giorno Liegi e forse ne capirò di più da quello che ho visto.

Con sorpresa scopro che Liegi ha l’attributo di “città ardente”… alla fine il calore che ho sempre cercato mi si presenta dove meno me lo aspetto.
Arrivata alla stazione faccio subito un collegamento mentale tra l’architettura che mi si presenta davanti, disegnata da Calatrava e gli abiti che avevo visto. Inutile dire che il bianco pervade il mio campo visivo, interrotto talvolta dai raggi solari che la clemente Liegi mi offre. L’altezza delle colonne mi ricordano molto le lunghe gonne bianche trasparenti e il camminamento mi rimanda al catwalk a cui avevo assistito. La stazione é considerata la “cattedrale di luce” poiché risalta la leggerezza e la trasparenza della struttura , grazie ai materiali di vetro e acciaio e il buon Calatrava l’ha resa molto semplice per consentire lo spostamento dei flussi di persone il più agile possibile. La congruenza è ovvia.

Un movimento fluido, la leggerezza e un velo di trasparenza è quello che cerco dopo aver portato un bagaglio pesante, dopo essermi sobbarcata di pesi..spesso inutili.
Questo è quello che ho visto negli abiti di Francois Lacroix, quello che ho trovato appena sono arrivata nella sua città, come se per osmosi si fossero parlati.

La mia giornata non è ancora conclusa; cammino per la città e mi immagino con la lunga gonna eterea bianca mentre percorro la scalinata del Bueren. Perdo il conto di quanti gradini sto percorrendo, ho percorso e dovrò percorrere, sono impegnata a non sgualcire il mio abito, a non sentire troppo freddo sulla schiena quasi nuda, dove lo scollo a V e il plissettamento pizzicano la mia pelle. Soffro sempre un po’ di vertigine, ma la voglia di fermarmi e guardare in basso è troppo allettante, soprattutto all’imbrunire, per vedere dove sono arrivata, quello che ho superato e rassicurarmi.

Credo avessi ragione Francois, è proprio un altro mondo.

Ispirazione outfit: https://www.notjustalabel.com/designer/francois-lacroix

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