Israele, Tel-Aviv

Alla sera prima di andare a dormire mi piace leggere qualcosa. E’ una buona abitudine , come bere una camomilla o un infuso per dare serenità al corpo. In realtà le buone abitudini si acquisiscono nel tempo e anni addietro devo confessare che preferivo perdere la testa con un film piuttosto che far funzionare i miei occhi nella lettura di un libro. Probabilmente è per questo motivo che mi sono appassionata alle riviste di moda: la fotografia é un racconto di per sé. Posso scegliere io l’inizio e la fine del racconto ma la libertà della narrativa mediante la fotografia l’ho apprezzata solo dopo una lunga ricerca e un lungo ascolto.

Sì, anche le foto parlano ma il tono, la lingua, il contesto e il tempo non sempre ci vengono imposti, si possono scegliere.

Sono in Israele, di certo non il posto più sicuro al mondo per cercare ispirazioni ma vi posso assicurare che a livello di creatività è un ottimo porto in cui approdare.
La mia attenzione è stata catturata dalle creazioni di Gili Peleg, designer in erba che vive e lavora proprio a Tel Aviv. Se solo guardo la foto sul suo sito web mi mette di buon umore e andando a fondo scopro che abbiamo un punto in comune molto importante , soprattutto per le nostre ispirazioni: il mare.

La sua più recente collezione è stata ispirata da Moby Dick e la ricerca è nata dallo studio della relazione tra uomo e il mare: acqua, materia prima, da dove tutto nasce e un chiaro richiamo alla letteratura nutriente. Semplice, chiaro, naturale. Io e il mare abbiamo un ottimo rapporto, siamo due amanti, c’è sempre qualche ostacolo che ci allontana ma quando ci troviamo è un tripudio. Sono curiosa, apriamo le porte.

Aguzzo l’occhio sui colori e sono tutte le sfumature delle onde: dal blu denso fino a quel bianco- grigio della schiuma. Sento già l’odore della salsedine e la sabbia che mi graffia leggermente i polpacci quando viene trascinata dalle ultime onde, come quando cammino sulla spiaggia di questa città, cercando di allontanarmi dal cuore pulsante del centro. I suoi capi di un tessuto molto importante, lana e ricamato, richiamano la volontà di creare una figura quasi cherubina. Sì direi che con il suo abito impreziosito che scende senza troppa ostilità lunghi i fianchi, mi sembra di essere un cherubino. In fondo la volontà dell’artista era quello di dare un senso di spiritualità. Ma non mi sento troppo spirituale con il mare..siamo due amanti, sia ben chiaro, quindi credo che una tonalità del blu rappresenti meglio la nostra relazione. Un cappotto blu-smeraldo con decorazioni e motivi che donano la preziosità che il mare merita. Mi sento decisamente meglio con questo capo addosso, fermandomi per un attimo a sedere, assaporando l’alba che mi ha portato fuori dal letto prima del solito. Prendo dalla mia clutch il telefono, vorrei fare una foto a questo belvedere.

Anche la mia clutch è nata a Tel Aviv, ideata e creata da Adi Amitay, con stampe di ambienti naturali dai toni blu smeraldo e inserti metallici. Credo che sia stata la conchiglia icona del suo brand a trascinare la mia attenzione per le collezioni di questa ragazza e sono certa che la catturerà di nuovo a breve.

Queste giovani designer Israeliane mi incuriosiscono e ho un buon presentimento…forse dovrei fermarmi qui più a lungo.
Ripenso ai capi di Gili Peleg e ripescando tra le sue collezioni trovo una sua passata ispirazione al Giappone. Mi manca questo nesso tra medio e lontano oriente.

Ne voglio sapere di più e credo che sarà proprio il mare a guidarmi ancora una volta.

Ispirazione Outfit: http://www.gilipeleg.com (progetto Immersion)

Ispirazione Clutch: http://www.adiamitay.com/#!clutch/cknd

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